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Gli infelici possono essere pericolosi *

lelucidellacentraleelettrica_costellazioniLa terzultima volta che ha suonato a Milano erano giorni strani e mi ero detta “ma sì, ci vado la prossima volta”. La penultima volta che ha suonato a Milano erano giorni caldi e avevo sperato che qualcuno mi ci portasse e invece niente. L’ultima volta che ha suonato a Milano erano giorni tristi e mi ero detta “ci vado da sola”, ma poi non avevo trovato il coraggio.
Da stasera – per tre sere – “Le luci della centrale elettrica” suona di nuovo a Milano, e io stavolta ci vado. E in qualche modo sono persino felice di non essere andata ai concerti precedenti.

L’ultimo – bellissimo – disco de Le luci della centrale elettrica (“che poi è uno solo e si chiama Vasco Brondi”, e questa è una delle frasi che mi è capitato di pronunciare più spesso negli ultimi anni) è pieno di citazioni, da Lucio Dalla e Franco Battiato. La più bella, però, è quella che apre “La terra, l’Emilia, la luna“, che è la prima canzone del disco e che comincia così: “Madonna che silenzio che c’è stasera”. Ed è impossibile che ascoltandola non vi venga in mentre la faccia triste di Francesco Nuti e la conseguente malinconia che prende chiunque abbia visto quel film e ne abbia desiderati altri venti, di suoi film. Peccato non averli avuti, non averne avuti così tanti.
“A me Francesco Nuti manca”, mi ha detto una sera qualcuno guidando, e io ho pensato che è bellissimo trovare qualcuno che dica quello che avevi dentro tu senza nemmeno accorgertene.

(*Padre nostro dei satelliti – Le luci della centrale elettrica)