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I Cani, che poi è Niccolò Contessa e non andrà a #Sanremo ma ha scritto un disco bellissimo

I-Cani-AURORA-300x300Sarebbe ingiusto introdurre Niccolò Contessa prendendo in prestito il verso “Ecco a voi la creatura più sola su questo pianeta”. Perché il verso è suo e perché in verità non è affatto la creatura più sola sul pianeta terra. Non più di tutti noialtri, insomma. “Capita a tutti di sentirsi così, ma non credo che ci si debba spaventare: alla fine anche sentirsi soli non è poi così male. Bisognerebbe imparare ad accettare la solitudine senza farsi prendere dall’ansia e inviare un whatsapp al primo contatto che capita”. Se questa piccola lezione di vita non è bastata a convincervi che Niccolò Contessa è uno che ha qualcosa da dire, allora provate ad ascoltare “Aurora“, l’ultimo disco de I Cani, che poi è lui stesso. Dentro ci troverete il racconto della generazione che “passa le notti a cercare su Google il proprio nome”  e guarda il mondo dal buco della serratura del web. “Io stesso, pur non partecipando attivamente, ho vari account con pseudonimi con i quali osservo, seguo, mi informo. Ma non scrivo mai niente, perché mi sembra di aggiungere solo rumore a un rumore di fondo che è già fortissimo. Oggi i social network sono il luogo dove avvengono le conversazioni, molto più di altri media tradizionali ormai superati, come la tv”. La tv però la guarderà di certo la prossima settimana: “Sanremo mi diverte, è la fotografia di una parte dell’Italia”. Ma se gli chiedete di andarci ride e dice che no, quello non è il suo posto. Il suo posto, oggi, è sui palchi di locali come il Cage di Livorno (20 febbraio), l’Alcatraz di Milano (21 febbraio) o l’Atlantico Live di Roma (23 febbraio). “La musica è cambiata – spiega – ma io non rimpiango il mondo pre-Napster: allora c’era meno libertà. Adesso, con Spotify e simili, ci sono meno soldi ma anche più possibilità di sperimentare. Non credo che nel “vecchio” universo musicale I Cani avrebbero avuto spazio, forse io stesso non ci avrei nemmeno provato”. Invece l’ha fatto e nel 2011 ha tirato fuori “Il sorprendente album d’esordio dei Cani”, che non è una mia definizione ma proprio il titolo del primo disco. Da allora Niccolò è cresciuto: “Si cambia, si fanno esperienze, si vive”, dice per spiegare perché in “Aurora” c’è meno spazio per Roma e per la sua “cameretta”, e più spazio per l’intera galassia. “Ho scritto quello che sentivo – racconta – senza chiedermi cosa si aspettasse chi aveva apprezzato le mie prime canzoni. Mi sono messo al piano, tutti i giorni, e ho tirato fuori quello che avevo dentro, senza troppe aspettative, che poi se non si realizzano fanno un male cane”.

P.S. Alla domanda sul significato del nome “I Cani” Niccolò Contessa alza gli occhi al cielo – eravamo al telefono, ma so che l’ha fatto – e spiega: “Volevo un nome comune e poco caratterizzato, un contenitore di accezioni positive e negative. Si accostano le persone ai cani per dire che non sanno fare una cosa, eppure a me i cani piacciono molto”.