Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il condominio ai tempi di whatsapp

whatsappSe vi lamentate dei gruppi whatsapp tra genitori di figli in età scolare è perché non avete un gruppo whatsapp dei condòmini. Nato per allearsi contro l’amministratore, il gruppo si è ben presto trasformato: dopo una breve fase in cui sullo smartphone arrivavano messaggi del tipo “nel mio appartamento, scala B secondo piano, si sente ogni mattina dalle 9 alle 9,30 un rumore come se qualcuno picchiasse a terra con un bastone”, “chi è che fa partire la lavatrice a mezzanotte nella scala A?”, “scusate, ma qual è la scala A e quale la scala B? Io non l’ho ancora capito!”, la chat è diventata un mezzo di propaganda del terrore. “Anche a voi ha appena citofonato un uomo in giacca e cravatta?”, “Chi ha fatto entrare quelli di Lotta Comunista?”, “Segnalo che un senzatetto ieri sera dormiva davanti al portone”, “Ho trovato ancora una volta la porta del locale cantine aperta!”, “Ho visto nel videocitofono un uomo con il volto coperto”.
Per diverso tempo mi sono interrogata sul senso sociologico del gruppo condominiale. Ho sondato amici e conoscenti chiedendo “ma nel vostro palazzo avete una chat?”. Dalle risposte sono giunta a una conclusione (forse scontata): più la gente è sola e più ha paura, e più ha paura e più cerca una rete di appoggio. Non a caso il condominio di cui parlo è fatto esclusivamente di mono e bilocali abitati da single o al massimo da coppie. E così – quando non ci sono pericoli nell’inquadratura del videocitofono – il gruppo whatsapp si trasforma in un canale di condivisione: “Sto per ordinare la pizza, qualcuno ne vuole una così smezziamo la consegna?”.  La solitudine dei numeri civici.