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Twin Peaks, il posto dove ho scoperto cos’è la paura

welcome-to-twin-peaks-1200x628-facebookAlcuni dicono che la paura ha un odore. Per me la paura ha invece una faccia, ed è quella di Bob. Avevo dieci anni quando ho iniziato ad aver paura del buio e vedevo i suoi occhi ovunque. Di quell’inverno ricordo l’angoscia, mia madre che diceva “se hai paura non guardarlo” e io che allora fingevo di non averne e restavo lì sul divano ma tiravo su i piedi, che non si sa mai chi possa esserci lì sotto.
“I segreti di Twin Peaks” è stata la mia prima serie tv. L’aspettavo per tutta la settimana anche se ne avevo una paura tremenda, mi rilassavo solo davanti alle scene dell’agente Cooper che mangia la torta di ciliegie, per il resto ero in tensione costante, e la colonna sonora rendeva ancora più difficile addormentarsi, alla fine.
La paura – l’ho scoperto puntata dopo puntata – in verità non è la faccia di un attore né la tenda rossa né il bosco di notte: la paura è non sapere cosa succederà. Era quello, più di tutto, a rendere il giovedì un giorno “complicato”.
Oggi non saprei dire quanto durassero gli episodi ed è probabile che non si andasse oltre i 60 minuti, eppure alla me non-ancora-undicenne dell’epoca sembravano infiniti. Mi sembrava quasi di vivere a Twin Peaks, tanto era il tempo che mentalmente passavo in quel paesino ai confini con il Canada. Di Laura Palmer avevo ovviamente letto il diario e sapevo tutto, ma non volevo sapere chi l’aveva uccisa: a un certo punto non m’interessava più. Laura era morta – o, meglio, non era mai stata viva, durante la serie. Però erano vivi tutti gli altri, ed erano loro che m’incuriosivano. Quel male assortito gruppo di persone che si ritrovavano a vivere nello stesso paese, a frequentare gli stessi posti, a innamorarsi delle stesse donne. In quel microcosmo creato da David Linch c’è in verità l’intera umanità, con le sue contraddizioni e la sua capacità di essere lupo e agnello nello stesso momento.

Stasera su Sky Altlantic ricomincia la prima serie. Sono passati 25 anni da quell’inverno, ma qualcosa mi dice che tirerò i piedi sul divano, terrò la luce accesa e faticherò a prendere sonno anche oggi.