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Lasciarsi ai tempi dei social network e altre cose che mi ha insegnato @esterviola_

esterQualcuno dica a Lev Tolstoj che si sbagliava: non è vero che “ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Se non ci credete andate a leggere “L’amore è eterno finché non risponde”, il primo libro di Ester Viola: scoprirete che siamo tutti infelici allo stesso modo, che ogni lasciante è fastidiosamente di buon umore e che ogni lasciato è imbarazzantemente privo di lucidità mentale.
Se, quando le cose ci vanno bene, ci piace pensare di essere unici o quanto meno speciali (in fondo Jovanotti ci ha detto che “so che è successo già che altri già si amarono, non è una novità, ma questo nostro amore è come musica”, e noi a Jovanotti crediamo), quando le cose vanno male è assai consolatorio scoprire – grazie a Ester Viola – che vanno male anche a tanti altri, e a tutti nello stesso modo.
Condividere la sofferenza ci alleggerisce ma condividere le bassezze ci libera: e così eccoli lì, tutti i nostri gesti, tutti i nostri tic, tutti i nostri clic sui social network messi uno dietro l’altro come in un manuale:
primo, controllare tutti i profili social del lasciante;
secondo, controllare tutti i profili degli amici del lasciante;
terzo, individuare tra le foto postate da altri la possibile causa della fine della nostra relazione;
quarto, indignarsi perché la causa della fine della nostra relazione ha un cerchietto rosa tra i capelli;
quinto, contare il numero di cuori che il lasciante semina sul profilo Instagram della ragazza dal cerchietto rosa.
Ma, come scrive Ester Viola, “era meglio non sapere. Lo stalking devi potertelo permettere: se hai una sfrenata passione per i dettagli fai pure, poi però non lamentarti”.
Speravo, leggendo “L’amore è eterno finché non risponde”, di imparare qualche nuovo “trucchetto” online. Ma sono rimasta delusa: li conosco e li attuo già tutti. Tolstoj sbagliava sul serio: gli infelici sono tutti infelici allo stesso modo.