Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La WowAir regala il viaggio a chi si trasferisce in Islanda

casaSuccede una cosa, dopo qualche giorno in cui giri sulla Route 1 ( e “giri” e un verbo quanto mai azzeccato) guardando scorrere fuori dal finestrino distese di lava, campi d’erba, tappeti di muschio, gruppi di pecore rigorosamente a tre a tre, massi che sembrano meteoriti precipitati sulla terra, cavalli che hanno davanti terre sconfinate eppure non corrono mai, qualche fattoria nascosta sotto le colline. Succede che pensi “E’ tutto qua”, e in fondo a quel pensiero non c’è alcun punto interrogativo. E’ – piuttosto – una considerazione, una presa d’atto, un’affermazione. Ed è – incredibilmente – rasserenante. E’ tutto qua, e non serve altro. E’ tutto qua, e mi basta. E’ tutto qua, ed è tantissimo. Il concetto di “quantità” in Islanda si ribalta. L’Islanda è piena di spazi vuoti, di infinite distese di nulla, di silenzi assordanti. Qualcuno direbbe che l’Islanda è poco abitata. Io dico che è tanto disabitata, che è la stessa cosa ma anche no.

Forse anche per questo la WowAir, la compagnia aerea islandese che mi ha portato fino a Keflavik (Kelfavik che è “il posto più nero del paese”, secondo le parole che Jón Kalman Stefánsson fa pronunciare al presidente dell’Islanda in “I pesci non hanno gambe” ma che allo stesso tempo “non esiste”, come sta scritto nella “Raccolta di versi d’Islanda”) offre il volo gratis ai britannici che decidono di trasferirsi in Islanda. Non è necessario passarci il resto della propria vita, basta un anno di permanenza, da provare prendendo la residenza o presentando una lettera di assunzione o di iscrizione all’università (da inviare a MovingToIceland@wow.is). Da pazzi? Non direi: secondo Island Monitor il Paese avrà bisogno di circa 30.000 lavoratori stranieri entro il 2030. Per adesso l’iniziativa della WowAir è riservata ai cittadini britannici (magari ai delusi dalla Brexit).

Succede una cosa, quando torni in Italia dopo un viaggio in Islanda. Le persone sono curiose, ti chiedono. Più che l’Islanda, vogliono capire te: vogliono capire cosa ti spinge ad agosto a tirare fuori dall’armadio la giacca da sci, vogliono capire che trauma infantile hai vissuto per andare alla ricerca di terre isolate, vogliono capire cos’è che ci trovi a farti schiaffeggiare dal vento che lì soffia così forte da non far crescere gli alberi. Le persone fanno domande: com’eri vestita, cos’hai mangiato, quanto hai speso, cos’hai visto. E tu rispondi: avevo i vestiti da montagna, ho mangiato ottimo pesce, ho speso tanto per i nostri standard, ho visto tanto niente. Cosa?! Ti chiedono con un accenno di ironia nella voce. E tu spieghi: ho fatto chilometri e chilometri nel perfetto niente. E per andare dove? Per essere lì. Per stare immersa in quel rasserenante nulla.
Non lo so spiegare bene, e forse non so neppure esattamente cosa cercavo. Ma so che l’ho trovato: un posto dove la frase “è tutto qua” non è riduttiva ma arricchente, non è un limite ma una sterminata possibilità che si srotola davanti ai tuoi occhi come il tappeto di asfalto nero della Route 1.

  • Francesca Milano |

    buongiorno, in Islanda il turismo è in forte crescita quindi credo che sia il momento giusto per trasferirsi lì, soprattutto per chi lavora nel settore del turismo/ristorazione. Può dare un occhio a questo articolo http://icelandmonitor.mbl.is/news/news/2016/04/03/guide_relocating_to_and_working_in_iceland/

  • Olivia Olivieri |

    Io è un anno che lavoro e vivo a Londra, sono assistent chef e vorrei trasferirmi in Islanda. Ci sono possibilità lavorative

  • Sottili |

    Confermo la sensazione di un niente che ti riempie con un senso di bello e che ti fa stare bene

  Post Precedente
Post Successivo