Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

“E ho guardato dentro casa tua”*

terremoto-appartamentoIn una bella intervista a Michele Masneri pubblicata su Studio di giugno, Joe Gebbia, fondatore di Airbnb, diceva una cosa molto interessante. Diceva – più o meno – che le case, insieme agli smartphone, sono la cosa più privata che abbiamo. Sono il vero luogo “intimo”, quello dove possiamo entrare solo noi, quello in cui custodiamo segreti e affetti.
Il terremoto che ha colpito il centro Italia ha violato – tra le tante cose – la privacy delle vittime, mettendo in mostra le case delle famiglie colpite. Dalle foto pubblicate su siti e giornali in queste ore si può “entrare” senza invito negli appartamenti delle persone, riconoscere il modello del mobile Ikea della cucina o il tipo di lavatrice, a volte si riesce perfino a sbirciare tra i titoli dei pochi libri rimasti al loro posto nella libreria. Vite che non sono la nostra (parafrasando Carrère), ma che alla nostra tanto assomigliano. Stesso arredo, stesso disordine, stessi poster alle pareti. Guardare nelle case dei terremotati, più di ogni altra cosa, ci fa sentire vicini a loro.
(*Vasco Rossi, Senza Parole)