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Una vita piccola, anzi tre

“È proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli”.

Non avevo più pensato a questa frase di Alessandro Baricco fino a quando non sono andata al cinema a vedere Paterson, che racconta la storia di un uomo normale. Una storia semplice, fatta di turni di guida sull’autobus di una città di provincia, di passeggiate con il cane, di abiti ripiegati la sera prima sulla sedia, di un taccuino di poesie non in rima, di un cestino per il pranzo con la foto della moglie dentro. Paterson non è un uomo eccezionale, e a dir la verità non sono eccezionali nemmeno le sue poesie. Ma “è proprio obbligatorio essere eccezionali?”.

Non avevo più pensato a Paterson fino a quando non ho letto “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad, che racconta la storia di Mattias, 29 anni, giardiniere di Stavanger, in Norvegia. “Non tutti vogliono dirigere un’azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli di amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli di giornale. Qualcuno vuol essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. Qualcuno vuole fare il pubblico. Qualcuno vuol essere una ruota dell’ingranaggio. Non perché è costretto ma perché lo vuole. Una pura questione matematica. Così io me ne stavo seduto. Qui. In giardino, e non avrei voluto essere in nessun altro posto al mondo”. Mattias vuole essere utile, ma senza fare troppo rumore. Per questo finisce a intagliare pecore di legno a Gjógv (sulle isole Far Oer), 54 residenti nel 2010 – anno in cui Harstad ha pubblicato il suo libro – 49 oggi secondo Google. Mattias non è un uomo eccezionale, e a dir la verità non sono eccezionali nemmeno le sue pecore. Ma “è proprio obbligatorio essere eccezionali?”.

Non avevo più pensato a Mattias fino a quando non ho iniziato a leggere “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, il cui titolo originale è ancora più bello: “A little life”. “Una vita come tante” racconta la storia di Jude e dei suoi tre amici. “‘Vuoi vivere una vita mediocre, noiosa e banale?’ aveva chiesto una volta a Jude. ‘Sì’ aveva risposto Jude con lo sguardo che lanciava di tanto in tanto: uno sguardo minaccioso, quasi terrificante nella sua vacuità. ‘E’ esattamente quello che voglio'”. Jude fa l’avvocato, ma neppure lui è eccezionale. Ma – ancora una volta – “è proprio obbligatorio essere eccezionali?”.