Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
ilmusicista

L’amore e la violenza all’isola

Non fu la foto del palazzo né la scritta “con ascensore”, e neppure la postilla “vicinissimo al Blunote” a convincermi. Io il Blunote non sapevo nemmeno cosa fosse, né dove. Fu, piuttosto, il prezzo: 600 euro al mese. E’ stata quella cifra a portarmi per la prima volta all’isola, che non è un’isola ma un quartiere di Milano. Non lo avevo scelto per i locali – all’epoca molti di meno – né per l’atmosfera da paese. Quella semmai mi ha spinto a restarci per otto anni. Ma ad arrivarci mi spinse l’unico annuncio immobiliare alla mia portata, nel 2006. Corso Como era ancora lontanissimo per chi come me si muoveva a piedi ed era pigro.
Ma di andare lontano non c’era bisogno: l’isola è sempre stata un quartiere autosufficiente. Se lo avessero sradicato dal terreno con le sue case, le sue strade, le sue piazzette alberate e i suoi abitanti, e lo avessero riposizionato sulla mappa geografica dell’Oregon, nessuno dei residenti si sarebbe accorto di nulla.
C’era tutto, compresa una panetteria che sfornava ogni giorno “pani dal mondo” (adesso al suo posto c’è lo store delle Officine Mermaid).
Così, ti bastava fare pochi metri a piedi per trovare tutto quello di cui avevi bisogno e anche di più. Camminare all’isola era (è) bello anche se non avevi bisogno di niente, l’isola è sempre stata un quartiere di grandi passeggiatori. Uno di loro è Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, di cui proprio oggi esce il nuovo disco, “L’amore e la violenza”. Come tutti i dischi dei Baustelle, necessita secondo me di almeno cinque ascolti prima di essere etichettabile. Perciò, visto che sono all’ascolto numero due, mi asterrò da ogni commento. Tranne che sul singolo “Amanda Lear” che ho già sentito centinaia di volte e che merita un intero weekend in mutande a ballare da soli in casa cantando davanti allo specchio con la spazzola in mano. Bianconi all’isola lo si incontra di continuo con la bici o con i sacchetti della spesa in mano, tanto che quelli di #Postcardfromisola lo hanno inserito tra i personaggi più rappresentativi del quartiere insieme con i tatuati, le libraie, la signora delle luci, l’uomo della radio e tanti altri. Il progetto è bellissimo ma fa venire un po’ il magone a chi come me si è trasferito in un altro quartiere: contiene tantissime storie ambientate tra via Borsieri e piazzale Archinto. Potete leggerle qui ma soprattutto potete inviare le vostre.