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Le Goleador come bene rifugio e altre cose che dovreste sapere se cercate un coworking

“Segui il ragionamento: quanto costa una Goleador? Non lo sai, te lo dico io: dieci centesimi. E quanto costava una Goleador dieci anni fa? Sempre dieci centesimi. Non è il mattone il bene rifugio, e nemmeno l’oro: sono le Goleador”.

Io rido e il latte macchiato mi va quasi di traverso ma lui è serissimo, sa tutto sulle Goleador: gusti, colori, data di scadenza. Conosce perfino l’indirizzo delle tabaccherie più fornite e di quelle che invece vendono solo quelle alla liquirizia. “Da anni le lancio al pubblico durante gli spettacoli, è il mio pezzo più riuscito”, spiega Ciccio Rigoli, anche noto come Ciccio Rigoli. “Per diversi anni ho tenuto separate le mie due vite, quella di professionista del mondo dell’editoria e quella di comico. Nella prima ero Francesco, nella seconda Ciccio. Poi ho deciso che potevano convivere, che potevo metterle insieme”. E’ più o meno lo stesso principio che ha applicato sul lavoro quando ha deciso di fondare Slam, il primo coworking dedicato al mondo dell’editoria e dello spettacolo. “Se tutto va bene apriamo in primavera, ci saranno 35 postazioni, una sala prove e un distributore di Goleador”.

Slam come “slam poetry”, slam come la schiacciata nel basket, slam come il rumore che fa una porta che si chiude.
L’ultima che Ciccio si è chiuso alle spalle è quella di StreetLib, l’azienda grazie alla quale è stato “il primo libraio digitale d’Italia”. “Se oggi gli ebook sono al 10% del mercato, diciamo che una parte l’ho fatta anche io. Magari lo 0,0002%, ma l’ho fatta”. A sentirlo parlare degli anni in StreetLib  – anni con un contratto a tempo indeterminato ma senza alcun cartellino da timbrare – ti viene da chiedergli perché ha deciso di mollare. “Dopo ho un po’ ho bisogno di stimoli nuovi”, risponde e mentre lo dice si rende conto che non è una risposta esaustiva. Allora ci prova con qualcosa di più pragmatico: “Per anni ho lavorato in coworking, avendo un posto fisso senza posto fisso. E mi sono accorto che quasi tutti sono incubatori di start up, spazi popolati da creativi, architetti, designer, ingegneri. Ma se uno deve scrivere il suo nuovo libro, correggere le bozze di una traduzione, preparare il suo nuovo spettacolo, non ha un posto dove andare”. In sintesi: “E’ il mercato che me lo chiede”.

Slam sarà un posto da condividere e anche un posto per condividere idee e competenze: “Mi piace moltissimo la sharing economy, ma non è un concetto che riguarda solo biciclette e auto”. Dopo cinque anni in giro per i coworking milanesi Ciccio potrebbe scriverci una trattato e non è escluso che non lo faccia sul serio: “Offrono tutti i vantaggi dell’ufficio senza gli svantaggi dell’ufficio. Ti obbligano a toglierti il pigiama la mattina e a renderti presentabile, ma non sei costretto a chiacchiere di circostanza con i colleghi alla macchinetta del caffè. E poi, soprattutto per chi lavora nell’editoria e nello spettacolo, il coworking può essere utile per trovare lavori e collaborazioni”. A Slam ci sarà spazio per le piccole case editrici, gli uffici stampa, gli attori, i traduttori, i giornalisti, gli scrittori, i registi, i correttori di bozze, i fotografi. Si potrà pagare l’ingresso giornaliero o acquistare un carnet di ingressi, ma si potrà anche diventare “soci” grazie all’equity crowfunding che sarà lanciato a breve. Tra i soci, per adesso, oltre a StreetLib (l’ex datore di lavoro di Ciccio) c’è anche il poeta e scrittore Paolo Agrati.

Il Ciccio Rigoli amministratore delegato di Slam sarà anche il Ciccio Rigoli che da anni porta in giro i suoi spettacoli di cabaret e poetry slam in circoli Arci e teatri. Io lo avevo lasciato all’Elfo 2, un pub di Perugia dove il giovedì per entrare eri costretto ad arrivare con un’ora di anticipo. Non c’erano ancora i telefonini che facevano i video e comunque non c’era nemmeno YouTube su cui postarli. Lo ritrovo 15 anni dopo a recitare “La rivoluzione non passerà su Facebook” al Cicco Simonetta. “Ma non mi esibisco solo sui palchi. Ho ideato la versione ‘a domicilio’ dei miei spettacoli. Ho fatto i miei reading in cucine, salotti, open space. Adesso voglio provarci anche nei box auto”. Funziona così: un po’ di amici decidono di passare una serata divertente a casa, pagano quel che serve a coprire le spese di Ciccio e si godono lo spettacolo seduti sul divano. “A volte mi fermo a cena, a volte arrivo già mangiato, a volte porto il vino, a volte mi perdo per strada e devono venirmi a prendere”.

Il latte macchiato è finito, Ciccio guarda l’orologio e poi mi saluta. “Scusa ma adesso devo andare, ho un appuntamento con quelli della Gelco per chiudere l’accordo sulle Goleador”.