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Foto di: Paola Buzzini - Soup Opera

Petunia Ollister, la donna che voleva trasformare il libro in un oggetto pop (#bookbreakfast)

“Uno scrittore mi ha chiesto di non fotografare il suo libro perché non vuole essere associato al ‘food’. Un’altra mi ha scritto che stavo profanando un Adelphi. Poi ci lamentiamo che in Italia si legga poco. Ma certo: se continuiamo a considerare il libro un oggetto sacro il risultato sarà quello di allontanare le persone”.

Il suo, invece, è un “progetto di promozione della lettura”. Lei è Stefania Soma, conosciuta sui social network (e non solo) come Petunia Ollister, e da due anni fotografa libri e colazioni con l’hashtag #bookbreakfast.

L’obiettivo è quello di trasformare il libro da reliquia sacra a oggetto pop: “Solo così il numero di lettori potrà crescere”. Su Instagram (ma anche su Facebook, Twitter e persino su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica) fotografa libri (“ho appena traslocato, ho portato con me solo sei scatoloni, gli altri 42 li ho lasciati dai miei”), tovaglie (“ma devo sfatare un mito: sono soprattutto scampoli”) e tazze (“di quelle in effetti ne ho tantissime”) seguendo una sola regola: la bellezza.

“La parola scritta sui social non basta più – spiega – la gente scrolla velocemente, si sofferma solo se qualcosa di visivo cattura la sua attenzione. Se l’immagine è bella, però, ci si ferma a guardarla e magari anche a leggere il testo”. Tutto parte dalla copertina che “dev’essere graficamente accattivante”. Poi in base a quella si studia il resto: la tovaglia, la tazza, il piattino e perfino il tipo di dolce da metterci dentro. E, ovviamente, la citazione tratta dal volume.

Quanti libri siano stati venduti grazie ai suoi scatti non lo sappiamo, ma sappiamo che oggi Petunia ha più di 15mila follower su Instagram e che la sua “missione” potrebbe trasformarsi in una occupazione. Il suo progetto letterario #bookbreakfast è entrato in una nuova fase: “Vorrei farne un lavoro, o almeno ci provo”, racconta.

petu1L’idea è quella di trasformare la “promozione della lettura” in promozione a 360 gradi, creando una forma di marketing “intelligente” per i locali, per esempio. Ma niente foto delle vetrinette piene di brioche né degli arredi alla moda: il successo di #bookbreakfast sta nella sua formula, e quella non deve cambiare. Quindi: scatto dall’alto, libro e colazione in primo piano. Qualche oggetto di corredo, ma che “abbia un senso” e che “sia del colore giusto”. L’unica cosa che compare, nella foto, è la geolocalizzazione: da quella piccola scritta in alto potete scoprire quali sono i locali dove Petunia va a fare colazione. E’ una forma di marketing che si basa sull’idea di comunità: i suoi follower la seguono perché lei ha gusto nel fotografare le colazioni e nell’accostare biscotti e libri, e di conseguenza quindi immaginano che lei abbia gusto anche nello scegliere i locali.

fullsizerenderOltre ai bar e alle caffetterie, nelle foto di Petunia hanno iniziato a comparire anche prodotti di cancelleria e altri oggetti, tutti rigorosamente taggati.  “Per adesso ho solo qualche piccola collaborazione – spiega -. Se dicessi sì ad alcune proposte che mi arrivano magari farei qualche soldo, ma non ce la faccio. Preferisco accettare solo collaborazioni che mi piacciono, senza troppi compromessi”. Detto da una persona che si definisce “fortemente precaria” perché “il mio lavoro di conservatrice dei beni fotografici e culturali non esiste più”, ha un che di eroico. Dopo aver passato anni negli archivi  – posti con tantissima polvere e pochissime persone – adesso Stefania ha trovato sui social la sua nuova dimensione. “La rete aiuta tantissimo, accelera i contatti, fa crescere le idee”. Tra quelle in cantiere ci sono le manifestazioni culturali in cui vorrebbe portare #bookbreakfast, ma anche un ruolo da consulente in ristrutturazione dell’immagine online delle persone (in questo campo si è già messa alla prova con il candidato alle primarie del centrosinistra di Milano, Pierfrancesco Majorino). “Se ce l’ho fatta con lui, penso di potercela fare con chiunque. Ovviamente scherzo!”.