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Da Nico Rosberg a Tiziano Ferro, tutti pazzi per il downshifting

nicoNico Rosberg ha vinto il mondiale di Formula 1 e un attimo dopo si è ritirato. Oggi ha concesso un’intervista a Repubblica in cui spiega come ci si sente a riprendere in mano la propria vita. “La vita non può essere solo girare in cerchio dalla mattina alla sera, tutto l’anno, su una macchina. Sono un uomo non un criceto!”. E poi, al giornalista che gli fa notare che “il paragone tra piloti e criceti è un po’ forte”, lui risponde: “Diciamo allora: dei bei criceti, ricchi e che fanno una vita fantastica”.

In altre parole, Nico Rosberg ha detto quello che aveva già spiegato Tiziano Ferro:  “Ho passato tanti anni in una gabbia d’oro, sì forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero”.

Uscire dalla gabbia d’oro del criceto è un modo per fare downshifting, scalare la marcia, rallentare. Se ne parla tanto e se ne parla male (ne ha spesso scritto Beppe Grillo sul suo blog). Non esistono dati ma solo testimonianze, positive e negative, e tanti manuali. Ma si può davvero stilare un decalogo su come scalare la marcia? Ha senso parlare di downshifting solo quando un manager molla il lavoro e va a vivere in campagna? Oppure forse per scalare la marcia basterebbe anche solo staccare il cellulare aziendale quando siamo a cena in famiglia? Chi l’ha detto che per rallentare bisogna per forza passare da 100 a 10 chilometri all’ora?