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Marta Zura-Puntaroni, o come attraversare le proprie ere oniriche e uscirne viva

Avrei potuto – voluto – iniziare questo post scrivendo del fatto che La Snob ha pubblicato un libro e aggiungere che la cosa non mi ha sorpreso, perché nel periodo in cui ero un’assidua lettrice del suo blog pensavo proprio “questo blog dovrebbe diventare un libro”. Avrei potuto anche iniziare raccontando di quella volta che l’ho incontrata alla Rinascente con La Spora e lei – La Snob – non aveva quasi aperto bocca. E aggiungere che quando l’ha aperta aveva un forte accento marchigiano che non m’aspettavo, come non m’aspettavo che fosse così non-bella, così normale, così imperfetta, così vera. Avrei potuto iniziare ammettendo che la seconda volta che l’ho vista non ho avuto nemmeno il coraggio di andare a salutarla per la paura della sua presunta aggressività, un bel vestito con cui nasconde fragilità e timori come si nasconde la cellulite con una gonna ampia.

Invece inizio – anche se in verità ho già iniziato qui sopra – così:
“Chi è che non ha mai guardato un guardrail con desiderio? Chi non si è allontanato da un treno in transito per paura della forza che lo chiamava – avvicinati, avvicinati? Chi non ha mai contratto i polpacci, poggiato, il corpo contro una balaustra, guardato di sotto, spostato appena il baricentro, appena un po’, qual tanto che bastava per poter ancora tornare indietro, al sicuro?”.

In alcuni periodi della mia vita, per periodi di tempo più o meno lunghi, ho avuto paura dei binari del tram. E’ un genere di paura che va e che viene, ma anche quando va non lo fa mai del tutto. Quando capisci questo inizi a vivere sul chi va là anche nei periodi in cui la paura sembra andata: sai che può tornare, sai che può svegliarsi e allora fai piano per non fare rumore. Cerchi di essere felice in un modo meno chiassoso, forse così dura di più, ti dici.

A quelle come me leggere il blog della Snob ha fatto un gran bene: una che sta peggio di me, mi dicevo.
Adesso leggere il suo primo libro fa più o meno lo stesso effetto: la Snob – che poi si chiama Marta Zura-Puntaroni – è sopravvissuta a tutte le sue (grandi o piccole) ere oniriche, da quella del Martini a quella del Tavor, passando per quella dell’anorgasmia a quella della rimozione del lutto. Ce la farò anch’io.

“Mi dice: voi donne, e mi sale il sangue al cervello. Voi donne fate sempre così, voi donne siete competitive, voi donne. Mi sale il sangue al cervello: non ho mai voluto essere una donna e non ho mai voluto stare con gli altri: ecco, adesso la persona più importante mi mette in questo gruppo grande la metà della popolazione umana, mi mette con tutte le altre donne a fare cose da donne, a essere donne, a mestruare partorire fare le isteriche fare le gelose – non fare la femmina, mi dico spesso, non fare la femmina, mi ripeto: tutta questa fatica soltanto per stare qui, nel gruppo di tutte le sue donne”.
(Marta Zura-Puntaroni, Grande era onirica)

[P.S. Marta presenterà il suo libro a Milano giovedì 6 aprile, alle 19,30 alla libreria Verso Libri]

N.B. La foto qui sopra è di Tomohide Ikeya