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La foto di Emmanuel Carrère sarebbe in copertina anche se lui non fosse il figo che è?

Non è strano che in copertina ci abbiano messo una foto dell’autore? Me lo sono chiesta non subito, ma dopo che da qualche giorno il nuovo libro di Emmanuel Carrère era arrivato in casa e faceva la spola tra il comodino e la scrivania, senza mai essere aperto. Voglio dire: è un Adelphi! A un certo punto mi sono resa conto che la faccia di quel sessantenne ancora piacente in camicia di jeans fosse un’anomalia. Sono andata a guardare su internet le ultime uscite della casa editrice e – a parte un saggio su Sciascia – non ho trovato altri libri recenti sulla cui copertina sia fotografato l’autore.
Credo sia colpa (o merito) del fatto che Carrère sia un bell’uomo, e la cosa non mi piace nemmeno un po’. Perché se c’era un settore culturale in cui l’estetica non aveva ancora influenzato le scelte era quello dei libri. Nella musica, per quanto tu sia bravo e talentuoso, non riuscirai mai a sfondare senza una bella faccia da mostrare in una foto adeguatamente photoshoppata. Al cinema vale lo stesso. Nei libri, invece, che faccia avesse l’autore non ha mai contato così tanto. Ci sono scrittori che ho amato e di cui non ho mai visto un’immagine.

Adesso Adelphi ha deciso di mettere Emmanuel Carrère sulla copertina di “Propizio è avere ove recarsi”, è di sicuro avranno un buon motivo che io non riesco a cogliere. A loro vorrei dire: io il libro lo avrei comprato lo stesso, anche se l’autore non fosse quel fascinoso uomo che non guarda l’obiettivo del fotografo. Ma, forse, se l’autore non fosse quel fascinoso uomo, voi non lo avreste messo in copertina.

“Ci diciamo tutto, tranne una cosa che sappiamo benissimo entrambi, e cioè che alla nostra età il destino dell’uomo è molto più invidiabile di quello della donna, che lui è atteso da una processione di donne giovani e desiderabili, e lei da uomini più rari, sposati, sfuggenti – è una terribile ingiustizia, ma è così”.