Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
Credit: http://www.norwegianfjordscruise.com

In viaggio verso Nord, con un libro e un insegnamento prezioso: “Non c’è alternativa al futuro”

In Norvegia c’è un sasso incastrato tra due pareti di roccia. La gente ci sale sopra e sorride guardando nell’obiettivo di chi, intanto, è rimasto sulla montagna. Non saprei dire, adesso, se ci si va più per l’adrenalina di sapersi sospesi tra la vita e la morte, o per la foto. Forse per entrambe le cose, ma forse senza la seconda non sarebbe possibile dimostrare di esserci stati davvero, tra la vita e la morte. A se stessi e agli altri. Forse scattiamo fotografie per provare che abbiamo vissuto, e come.

Penso a questo mentre infilo la reflex nello zaino, e insieme alla reflex ci metto anche un libro e nel libro c’è scritto così:

“Dal plateau non c’erano più di 10-20 minuti per il Kjeragbolt, il “bullone”, quel grande masso incastrato tra due pareti rocciose, il tipico posto da cartolina con la scritta in corsivo blu sul retro: ‘Ehi voi laggiù, oggi siamo stati al Kjeragbolt, nel Lysefjord. La pietra è incastrata tra le pareti e sotto ci sono 1100 metri. Il masso invece è largo solo 2,3 metri e prima o poi verrà giù, speriamo non oggi. Tutto bene, saluti a tutti”.

Non sto andando in Norvegia, ma dalla Norvegia parte Mattias, diretto – come me – alle isole Faroe.
Mattias ci va perché un giorno, su quel masso in Norvegia, mentre sorrideva guardando verso l’obiettivo di una macchina fotografica e stringeva Helle tra le braccia, e mentre dietro di loro c’era la coda di altri turisti in attesa di salire sul quel masso e sorridere in una fotografia da mostrare a casa, e mentre “il mare sale di un centimetro all’anno e i poli continuano a sciogliersi”, e mentre “nel sud della California, in una casa degli anni ’50, Buzz Aldrin abbracciava la sua seconda moglie”,  qualcosa si è rotto, dentro di lui.

Qualche decina di pagine dopo – dopo la descrizione di come lui ed Helle erano saliti sulla pietra, di quale fosse il suo tono di voce nel sussurrarle “Mi chiedevo se vuoi sposarmi” e di come lei avesse risposto (“No, Mattias, sto per lasciarti”) – c’è un dialogo tra Mattias e suo padre, che odia viaggiare ma che nonostante questo è andato a cercarlo fino alle Faroe.

“‘Che cosa ti è successo esattamente, Mattias?’
Strano sentirgli dire una cosa del genere. Che cosa mi era successo. Mi fece agitare. Sentì il cuore battere più forte ed ebbi paura che anche lui potesse sentirlo. ‘Sapevi che il mare sale in continuazione? Un centimetro all’anno. Veramente. Però la terra si solleva di media di soli quattro millimetri all’anno. Non torna. Non ti sembra spaventoso?’
‘Mattias.’
‘E l’Islanda si trova tra due placche continentali. Per questo c’è tanta attività vulcanica. Potrebbe spezzarsi in due da un momento all’altro. Ci pensi mai?’
‘Mattias, che ne è stato di te? Perché parli in questo modo?’
Allora dissi: ‘Credo di essere andato un po’ in pezzi.'”

Torno indietro a pagina 103. Mattias è ancora sul Kjeragbolt con Helle, ed Helle gli ha appena detto che non lo ama più.
“Il primo impulso: fare semplicemente un passo avanti. Superare con calma l’orlo. Cadere giù per mille metri, forse trascinarla con me. Non sarebbe male, basta sporgersi in questo preciso instante. La sensazione dell’aria intorno alle orecchie mentre il corpo accelera rapidamente fino alla velocità massima per i corpi in caduta, sfracellarmi sulle pietre della spiaggia là in fondo. Ci vorrà una settimana per risistemarmi. Ammesso che ritrovino tutti i pezzi”.

Andare in pezzi. A questo penso, e a tutti i modi che ci sono per andarci. Qualcosa si rompe, dentro o fuori fa lo stesso. Mattias torna sulla montagna, non salta nel vuoto, eppure va in pezzi ugualmente. Nel libro di Johan Harstad (di cui avevo già parlato qui) si parla di questo: di gente che va in pezzi, e del fatto che non ci si rimette mai veramente a posto. Perché da qualche parte, su un hard disk esterno o in una chiavetta usb o in qualche cloud, esiste la foto di Mattias ed Helle su quella pietra. E se anche non ci fosse la foto, quella cosa sarebbe successa comunque, e il passato non si può cambiare, né correggere, né dimenticare.

Però si può guardare avanti. In direzione delle Faroe. E incontrare una ragazza coi capelli corti di nome Eyddis, e metterle in mano tutti quei pezzi che non riesci più a ricomporre. Perché come dice Vasco Brondi, “non c’è alternativa al futuro”.

“E poi accadde qualcosa, come capita spesso, senza che tu sappia dire come o perché, quando hai completamente perso la visione d’insieme, quando credevi realmente di aver deciso tutt’altro. E’ allora che ti colpisce come un fulmine, ero lì con la faccia premuta contro piumino e materasso, con Eyddis seduta su di me che gridava e rideva, e in quel preciso momento mi balenò davanti che non desideravo nient’altro al mondo che portarla con me, e mi spaventai moltissimo al pensiero di non averglielo ancora chiesto. Eyddis. Era spuntata dal nulla e io non avevo capito niente. Non ci avevo nemmeno pensato. Ma ora eccola qui. Ecco il posto che posso indicare dicendo: qui, proprio qui, in un letto, in una stanza rosa di Torshavn, nella primavera del 2001, la testa del sottoscritto, Mattias, è esplosa d’amore per la prima volta dopo 15 anni”.