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C’è un bufalo in ogni locomotiva

Molte delle cose che so me le ha insegnate Francesco De Gregori. La storia del bufalo, per esempio. “Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato”. E’ stata quella canzone a mettermi in testa che il mondo si divide in locomotive e bufali: persone che hanno vite facili, linee più o meno rette da seguire, e persone che cambiano strada scartando rapidamente di lato, e magari cadono anche. “E tu sei bufalo o locomotiva?” vorrei chiedere alle persone che incontro ogni giorno, ma poi penso che mi prenderebbero per pazza e taccio.

Così l’ho sempre pensata, fino a ieri notte. Ho sempre creduto che ci fossero i bufali e ci fossero le locomotive, e invece Catherine Lacey mi ha insegnato che c’è un bufalo in ogni locomotiva (e viceversa).

“Il fatto è che nessuno può salvare nessuno e non so cos’è che ci salva, cosa ci rende delle brave persone, cosa ci tiene ancorati a quel lato dell’essere umano che dà un senso alle cose piuttosto che al lato irragionevole, malsano, al bufalo impazzito che ognuno si porta dentro; perché quel bufalo ce l’abbiamo tutti e nel cervello di ogni essere umano c’è una parte insofferente che non ce la fa ad andare avanti, non riesce a stare seduta composta e a guardare la gente dritto negli occhi e a sopportare il ticchettio del tempo che scorre, non ce la fa a mangiare il panino che ha nel piatto, non ce la fa a leggere il giornale, non ce la fa a vestirsi e uscire, a essere sposata, a vedere lo stesso uomo ogni giorno e a farsi guardare dallo stesso uomo ogni giorno senza volergli ficcare in gola una minuscola bomba e poi farla esplodere e toglierlo di mezzo, senza voler tornare indietro nel tempo per non avvicinarsi mai più a quell’uomo che ti guarda e vive con te ed è così felice di amarti ed essere amato, e capita a tutti ogni tanto di volersene andare via come se non fosse mai successo niente. Non è forse  ero che ogni persona su questo pianeta, o perlomeno sul pianeta chiamato me, è intrappolata fra due impulsi contrastanti: quello di andarsene via come se non fosse mai successo niente e quello di essere una brava persona che è innamorata, ama ed è amata, dà un senso alle cose, insomma una persona a posto? Io voglio essere così, voglio appartenere a un popolo di individui rispettabili, ma allo stesso tempo non mi va per niente di essere una persona, perché essere una persona significa che puoi schiantare, che di sicuro schianterai, che potrebbe succederti un giorno qualunque e forse non un giorno qualunque ma proprio oggi, in questo preciso istante, proprio adesso un aereo potrebbe venire giù dal cielo e schiacciarci, o il palazzo in cui ti trovi potrebbe crollare e fare fuori te o la persona che ami; e amare una persona significa sapere che un giorno ti toccherà vederla schiantare a meno che non schianti prima tu, e amare significa che sicuramente la persona che ami ti verrà portata via da qualcosa di lento come la noia o l’odio stagnante, o da qualcosa di rapido come un incidente stradale o un’incredibile fatalità o dei batteri carnivori e il tuo bufalo, come quello di chiunque altro, vuole farla finita subito, non ce la fa più ad andare a spasso per il mondo come se si potesse continuare ad andarci per sempre, perché non è così”.  
(Nessuno scompare davvero, di Catherine Lacey, Edizioni Sur)