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Zigo Zago

Ritrovare vecchi amici d’infanzia e altre cose che possono succedere leggendo Paolo Di Paolo

Ogni tanto dalla memoria salta fuori qualcosa che avevamo dimenticato. Di più: rimosso. E’ come se non ci fosse spazio per tutto e ogni tanto cancellassimo dalla testa un file: non ci limitiamo a buttarlo nel cestino, ma svuotiamo anche il cestino. Questa è la differenza tra dimenticare e rimuovere, secondo me. Eppure chi ne capisce di computer sa che in verità niente si cancella completamente, ne resta sempre una traccia. Lo stesso succede nella vita, evidentemente, perché io alcune cose credevo di averle buttate nel cestino e di averlo anche svuotato, e invece lo smanettone di turno è riuscito a farmele ritrovare. Lo smanettone di turno è Paolo Di Paolo, e il mio ricordo cancellato e adesso di nuovo nitido sono le illustrazioni di Richard Scarry.

“Filippo Magi io l’ho conosciuto mentre andavo in cerca, dentro il gigantesco mercato virtuale che si chiama eBay, di un vecchio e irrecuperabile volumetto per bambini, illustrato da Richard Scarry. A lungo mi sono chiesto dove fosse finito. Non ce n’era traccia negli scatoloni accatastati e impolverati in mansarda, dentro gli armadi bui dei nonni, sotto i letti disfatti dei cugini piccoli. Lo consideravo molto prezioso, e con riconoscenza: per avermi tenuto compagnia dentro i vuoti della tarda infanzia”.
“Raccontami la notte in cui sono nato” comincia così, con un giovane uomo che cerca su internet il libro della sua infanzia e tutti quei personaggi che gli erano stati amici fino al punto di chiamarli per nome: Sandrino, Giovanni, Maria, Arturo, Ilda.

Quei personaggi sono stati pure amici miei.
Sgobbonia (Busytown) è stata forse la prima città che io – bambina di provincia – abbia mai visto: una città con il traffico, gli incidenti stradali, il camion dei pompieri e gente indaffarata che correva da una parte all’altra. Che poi non era esattamente gente normale: erano porcelli, gatti, conigli, orsi, volpi e persino un verme, Zigo Zago.

Sarà per la proprietà transitiva: se qualcuno è mio amico ma anche tuo amico,  io e te diventiamo in qualche modo amici anche se non ci conosciamo. Io e Paolo Di Paolo – e chissà quante altre persone, ma secondo me non così tante, ché Richard Scarry non lo conosceva quasi nessuno, almeno dalle mie parti – siamo cresciuti in mezzo a tutti quegli animali ben vestiti, ognuno con il suo mestiere, il suo nome, il suo posto nel mondo. Sgobbonia era un rassicurante luogo in cui passare i pomeriggi, un luogo ordinato: anni dopo avrei detto “svizzero”, senza sapere ancora che l’americano Scarry aveva passato gran parte della sua vita  Gstaad, nel cantone di Berna.

“Se mai siete stati bambini, dovreste ricordare. C’era un acquazzone che faceva piangere i vetri e c’eravamo noi e non sapevamo più a che gioco giocare. Quando smette di piovere? Si può sapere quand’è che smette di piovere? A quel punto bisognava pronunciare la frase più magica fra tutte le frasi possibili, l’unica in grado di portare in salvo il pomeriggio. Bisognava pronunciarla a palpebre serrate e con le mani umidicce dopo averle tenute tanto strette. FACCIAMO CHE IO ERO”.

Ecco: con Paolo Di Paolo, che è amico mio essendo entrambi amici di tutta la banda di Richard Scarry, io vorrei fare questo gioco. “Facciamo che io ero”. Io ero Ilda Ippo. E tu?