Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
vanni

Tre ingredienti per un buon giallo: prendete un giovane ammazzato, Milano coperta di neve e un giornalista che assomiglia a un amico mio (#ilcasokellan)

“Where shall I begin, please your Majesty?”
“Begin at the beginning – the king said very gravely – and go on till you come to the end: then stop”.

Ho sempre pensato che questa citazione di Lewis Carroll c’entrasse in qualche modo anche con il giornalismo, che in fondo è un modo di raccontare storie. Per questo non mi sono affatto stupita di trovarne una nuova versione (“Steno si impegnò a cancellare dal proprio volto ogni segno di impazienza. ‘Ti ascolto’, disse. ‘Da dove comincio?’. ‘Da dove vuoi’. Decise di cominciare dall’inizio.”) sulla quarta di copertina de “Il caso Kellan”, di Franco Vanni. Perché Franco Vanni è un giornalista, uno dei più bravi che io conosca. Questo avrei potuto non scriverlo: non che sia bravo, ma che io lo conosca. Perché adesso penserete che il mio giudizio sul libro sia influenzato dal nostro rapporto. Potrei stare qui un’ora a giurarvi che no, ma so che non servirebbe comunque. Allora facciamo così: voi iniziate a leggere il suo nuovo romanzo, poi ditemi se siete riusciti a smettere. Se non ci sarete riusciti – come credo che vi accadrà – allora avrò avuto ragione io.

Dove abbia trovato il tempo per pensare e scrivere questa storia così coinvolgente – tra le battute di pesca, il piccolo Giorgio che cresce ogni giorno di più e il lavoro di cronista di giudiziaria per Repubblica – io non lo so, è un mistero più complesso del caso del giovane figlio del console americano ucciso a Milano in una notte di neve. E a Milano il libro di Franco ti ci porta: pagina dopo pagina ti muovi nelle strade del centro, mentre leggi ti sembra di vederle: c’è una curva e tu meccanicamente giri il libro come un volante di un’auto.

Ma la città non è l’unica protagonista del romanzo: c’è Steno Molteni, giovane giornalista del settimanale “Notte” che vive in un albergo e guida una Maserati. Steno ha 26 anni e ha – nel mio immaginario – la faccia di Franco, il suo guizzo negli occhi, la sua voce veloce e allegra, e la sua intelligenza. Steno è quello che avremmo voluto essere tutti noi che in quell’inverno del 2007/2008 ci preparavamo all’esame di Stato per diventare giornalisti, passandoci quaderni di appunti e facendoci passare la paura a botte di risate.  Sognavamo storie da raccontare, capi che si fidano che tu stia facendo (bene) il tuo lavoro anche se da giorni non ti fai vedere in redazione, pagine da riempire e fonti che ti passano le notizie senza darle a nessun altro. Tutti quei sogni Franco Vanni li ha messi dentro al caso Kellan, insieme alla sua città, alla sua passione per i motori e alla sua capacità di tenerti col fiato sospeso mentre, pagina dopo pagina, accompagni Steno Molteni nella sua inchiesta.

“Il caso Kellan” è la vita che molti di noi avremmo voluto avere.

“Il caso Kellan” esce il libreria il 1° febbraio. Il 2 febbraio Franco Vanni lo presenta alla Feltrinelli Duomo alle 18,30.