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Bartelloni, lo scrittore avvocato che “ruba” nelle aule penali

A pagina 186 mi è venuto da pensare a Fabrizio De Andrè e al suo giudice che provava “un piacere del tutto mio” ad affidare gli imputati “al boia”. Come dev’essere privare un uomo – se pur colpevole – della sua libertà? E come dev’essere, per un uomo abituato a privare gli altri della loro libertà, venire privato della sua? Una risposta prova a darla Fabrizio Bartelloni in uno dei suoi racconti contenuti nel libro “Testimoni d’accusa – Manuale di confessioni involontarie”. Giudici, testimoni, accusa, confessioni: Bartelloni attinge dal suo mestiere di avvocato per raccontare storie di vita quotidiana.

Proviamo per due giorni a darci un appuntamento telefonico, ci manchiamo più volte, io per la solita incapacità di organizzare il mio tempo, lui perché impegnato in un’udienza come pubblico ministero. “La mia professione – racconta – è una fucina di ispirazione straordinaria. Le aule penali, che sono quelle che sia come avvocato che come magistrato onorario frequento abitualmente, sono dei teatri in cui va in scena l’umanità, con i suoi drammi e le sue commedie, le sue miserie e le sue ricchezze. Un palcoscenico unico dove la tragedia si mescola alla farsa, il giallo al grottesco. Non ho mai fatto una cronaca di una vicenda reale nei miei racconti, ma è inevitabile prendere qualche spunto, nello scrivere, dalle infinite storie di udienza e, soprattutto, dalle persone che le animano”. Un “ladro” di storie, di suggestioni, di persone che diventano personaggi.

Mi chiedo allora chi sia stato il giudice che ha ispirato – se pur alla lontana – il protagonista di “Notte brava” e in quale processo abbia conosciuto la donna che gli ha fatto inventare il personaggio di Rosalia-Angela descritta in quello che Bartelloni definisce uno “fra i racconti più riusciti”, “Riccioli”. “E’ stato dopo averlo scritto che ho maturato l’idea di realizzare quella nuova antologia che sarebbe poi diventata “Testimoni d’accusa”. Scriverlo mi ha fatto rendere conto che c’erano tante cose di cui, attraverso le mie storie di fantasia, avrei voluto parlare”, spiega.

Il libro si divide in quattro sezioni: Collisioni, Divagazioni, Inquietudini e Perversioni. “I racconti che le compongono – dice – sono tutti, seppure in modo via via diverso, esercizi di introspezione. In generale mi interessa di più quello che avviene nel mondo interiore degli esseri umani di quanto succede all’esterno. I fatti e gli eventi del mondo fisico sono inneschi di reazioni emotive, psicologiche, sentimentali. Son queste a essere sempre uniche, originali, diverse per ogni individuo, eppure al tempo stesso riconducibili ad archetipi universali. Le quattro sezioni del mio libro, in fondo, non sono che filtri e focali diverse con cui guardare a una stessa realtà: l’animo umano”.

I personaggi delle sue storie sono maschere pirandelliane: “Non ho mai creduto che esista una sola verità, così come non ho mai creduto che non esista un altrove, diverso da ciò che appare a prima vista dinanzi ai nostri occhi, su cui non valga la pena quantomeno di indagare” spiega l’autore cercando di identificare i motivi che lo hanno spinto a trascorrere davanti a un foglio Word il suo tempo fuori dai Tribunali.

Come tutti i libri di racconti, il bello di “Testimoni d’accusa” è che si può saltare da una storia all’altra, da una città all’altra; si possono incontrare personaggi diversissimi tra loro, vivere tante vite in poche ore, quelle necessarie a leggere 250 pagine.

In una delle prime pagine, dopo la nota dell’editore e prima dell’epigrafe tratta da un libro di Italo Calvino, c’è la dedica: “A Marco Pannella”. “Mi è parso un omaggio quasi doveroso, essendo venuto a mancare nel 2016, proprio mentre stavo scrivendo il libro. Come lo Stato italiano deve a Pannella moltissimo in termini di laicità, progresso e riconoscimento di diritti civili fondamentali così la mia formazione non solo politica, ma direi addirittura etica e “umana” deve tanto a un uomo che ha dimostrato, facendone la sua ragione di vita, come la politica possa e debba essere un’arte nobile, come sia non importante ma doveroso spendersi, esporsi, mettersi totalmente in gioco per trasformare la realtà da ciò che è a ciò che vorremmo che fosse. L’ho sempre stimato per questo, anche quando non sono stato d’accordo con lui”.

Fabrizio Bartelloni presenterà “Testimoni d’accusa – Manuale di confessioni involontarie” domenica 18 febbraio alle 17 da Slam, in via Ariberto 21, a Milano.