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La notte dei vinili

Tra i primissimi ricordi della mia infanzia c’è un giradischi che si rompe. Non so dire se l’ho rotto io – non me lo ricordo – o se, più semplicemente, ha smesso di funzionare nello stesso giorno in cui il mio cervello ha iniziato a immagazzinare ricordi. Poi è rimasto lì per anni, a prendere polvere mentre la mia mente accumulava nozioni e immagini e tra queste c’era quel giradischi sempre più impolverato, una specie di misteriosa astronave. Non averlo mai visto in funzione mi ha sempre fatto sentire incompleta: non conosco il suo suono né il suo funzionamento. Se anche a un certo punto avesse per miracolo ripreso a funzionare, non avrei saputo come accenderlo.

E’ una contemporaneità strana, quella con qualcosa che finisce. Ci si sfiora, ma non ci si tocca. Io il giradischi l’ho spolverato, ma non ho mai aperto il suo coperchio di plexiglass. L’ho sfiorato ma non l’ho mai toccato davvero. Tutto questo ha contribuito, nella mia testa, a renderlo un oggetto affascinante, come tutte le cose che ci sfiorano un attimo e poi se ne vanno.

Nei mercatini mi fermo sempre a guardare i vecchi dischi. Mi piace scorrerli facendo correre l’indice e il medio, come due gambette veloci che saltano da un vinile all’altro. Non li compro mai, non saprei dove ascoltarli e – soprattutto – come si fa. Però mi piacciono. Se piacciono anche a voi, non perdetevi la Blue Vinyl Nite in programma il 10 marzo al Blue Note di Milano. Potrete ascoltare musica e anche comprare vinili. Sempre che abbiate un giradischi funzionante.

 

  • alberto.r |

    leggendo il suo post (quasi struggente) ho fatto un excursus mentale di quasi mezzora sul finire degli anni 70, allorché, ragazzino, giravo i negozi di dischi della mia città per spendere in vinile tutta la paghetta di papà; di quei dischi sono ancora pieni i miei scaffali, di quei negozi non c’è più traccia.

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