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“Cosa accidenti pensa, Bobdìlan, mentre canta Forever Young?”

Il titolo di questo post è rubato da un libro di Luca Sofri, e quindi se avete cliccato e state leggendo queste parole è merito suo.
La frase di Sofri è contenuta in “Playlist”, che è un libro bello perché è come il Vangelo: non sei obbligato a seguire un ordine, puoi saltare qua e là e cercare di volta in volta la parabola (o la canzone) che più ti consola. Non so se lo finirò mai – in effetti ora che ci penso non so nemmeno se ho finito tutto il Vangelo – ma ogni tanto lo apro quando ho bisogno di una canzone ma non so quale sia.

Una volta per esempio avevo bisogno di piangere ma le lacrime non venivano fuori e allora ho aperto il libro di Sofri e ho trovato “Il ragazzo”, una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori: se la metti a volume alto e canti forte quando dice “Chissà la gente che ne sa dei suoi segreti e del suo mondo che ne sa?” ti passa tutto.

Un’altra volta avevo bisogno di ridere ma piangevo troppo e allora sono andata a rileggere a pagina 38 il paragrafo dedicato a “For no one” dei Beatles. Mi aveva colpito il fatto che Paul McCartney l’avesse scritta nel bagno di un hotel. Il che mi aveva fatto ricordare  che pure un altro fantastico pezzo era in qualche modo legato al gabinetto: “Magari ve lo rovino – scrive Sofri – ma pare che ‘hello darkness, my old friend’ traesse la sua ispirazione dal fatto che Paul Simon amava comporre al buio in bagno”. Leggi e ti ritrovi a sorridere.

Tutto questo solo per dire che le canzoni aiutano, e i libri pure.

E per dire anche che se – come Sofri –  vi chiedete che accidenti pensi Bob Dylan mentre canta “Forever Young” potete andare a domandarglielo stasera, al teatro Arcimboldi di Milano.