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Leo Pari ha scritto un verso bellissimo (e no, non è quello di “Giovani playboy”)

Qualche settimana fa m’era venuta voglia di scrivergli “facciamo colazione insieme da qualche parte alla Garbatella” ma poi ho pensato che forse a quell’ora dormiva ancora. Volevo chiedergli di questo disco (“Hotel Califano”) e di come si fa a rimettersi a scrivere canzoni dopo aver scritto quelle di “Spazio”, che secondo me è un album “compiuto”, come si dice di certe missioni complicate che vengono portate a termine.

Scrivere canzoni come “I piccoli segreti degli uomini” è un po’ come sbarcare sulla luna, e lui è stato un po’ come Neil Armstrong e Buzz Aldrin, e si sa che dopo quella gita spaziale né l’uno né l’altro sono più riusciti a eguagliare quell’impresa.

Ci è, invece, riuscito Leo Pari che – con un verso solo – è stato in grado di meritarsi gli euro che spenderete per comprare “Hotel Califano”. E no, non è quello con cui inizia “Giovani playboy” (che pure merita, eh). Ce n’è un altro, un pochino nascosto: la prima volta che l’ho ascoltato ero all’Upim nel reparto “casa” a guardare le offerte della fiera del bianco. Per la cronaca: no, non lo stava passando la radio dell’Upim, ce lo avevo su Spotify. Lo scrivo perché poi un’altra volta mi piacerebbe fare un’invettiva sulle scelte musicali delle radio.

Dentro “Hotel Califano”, dicevo, c’è un verso bellissimo ma non vi svelo qual è. Cercatelo. Sono sicura che lo troverete. Probabilmente non sarà quello ho trovato io, ognuno di voi troverà il suo.

(P.s. Del primo singolo di questo disco avevo già scritto su IL).