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Cambiare il copripiumino, far funzionare una storia d’amore e altre cose difficilissime che le istruzioni Ikea non sono riuscite a semplificare

Io che faccio parte della Brigata Bruno Martino e sogno di trasferirmi in Islanda, ho un solo e unico motivo per tollerare l’estate: il fatto che – per qualche mese – io non debba affrontare una delle sfide più complicate della terra, il cambio del copripiumino.

Tra le tante categorie di persone di cui non mi fido ci sono quelli che hanno paura dei cani e quelli che credono ai tutorial.  I tutorial ci fanno sembrare tutto facile. I tutorial mentono. Ne ho sempre segretamente avuto il sospetto; ne ho avuto la conferma quando – qualche anno fa – ho provato a mettere in pratica le istruzioni di un video su “come mettere il piumino nel copripiumino in pochi secondi”. Su web di tutorial come questo ne girano parecchi: “Come insaccare il piumino senza sforzo”, “Come cambiare il copripiumino con facilità”, “Mettere copripiumino, ecco la soluzione”. Niente, non funzionano: ve l’ ho detto che i tutorial mentono.

D’inverno, nel giorno del cambio del copripiumino in genere desidero essere morta o molto ricca per pagare qualcuno che lo faccia al mio posto. Accampo per ore scuse con me stessa, organizzo improvvisi appuntamenti di lavoro, fingo di dover andare a scuola a prendere i figli che non ho, allungo di chilometri la passeggiata con il cane per non dover tornare a casa e affrontare IL problema.

Per questo motivo l’altra sera, sudando nel letto e maledicendo la mia pigrizia che mi costringeva a dormire sotto (o sopra, o attorno, ma comunque male) una spessa coperta di piume danesi, ho riso tantissimo mentre leggevo il libro di Roberto Moliterni, “La casa di cartone”.

“Lo compriamo alla prima gita all’Ikea, pieni di entusiasmo, insieme alle solite, molte altre cose che non ci servono.
Quando torniamo a casa vogliamo subito usarlo, ma ci accorgiamo di un piccolo particolare di cui nessuno ci aveva parlato: è impossibile mettere il piumino dentro il copripiumino. La bocca del sacco è troppo piccola per il piumino. Telefoniamo alle coppie di amici che ce l’hanno: ‘Nemmeno voi riuscite a metterlo?’, ‘Ma come fate?’. Ognuno ha una tecnica tutta sua, spacciata come semplice, ma in realtà complicatissima: c’è chi mette sopra il piumino e poi lo rovescia, tenendo però i quattro angoli ben tirati (già solo a scriverlo non ci si capisce niente), chi cala il piumino dall’alto, chi entra dentro la sacca del copripiumino e svolge le operazioni dall’interno (non si sa però poi se ritorna, o se inizia a disperdersi in quel buco nero, gridando ‘Houston, abbiamo un problema’, e poi sparisce, per sempre).
Ci proviamo dall’interno, ci sembra più efficace, uno fuori a gridare istruzioni, l’altro dentro. Prima di entrare, ci salutiamo preoccupati, incerti se ci rivedremo ancora. Abbiamo sentito di gente che è rimasta imprigionata nei copripiumini per anni, qualcuno lo ha utilizzato per sbarazzarsi di un compagno non più voluto. Un lungo respiro e ci infiliamo dalla bocca del lenzuolo. Dentro, è tutto ovattato, le voci di fuori sono confuse. Cerchiamo di trattenere l’aria, mentre proviamo a stendere il piumino all’interno del copripiumino. L’altro, da fuori, ci dà indicazioni, dice ‘Tira più a destra’, ‘Tira più a sinistra’. All’inizio lo dice come se fossero suggerimenti, poi però si trasformano in rimproveri aspri, carichi di polemica, che alludono alla nostra imbecillità. Lo sappiamo anche noi che bisogna tirare più a destra oppure più a sinistra, ma un conto è saperlo, un conto è stare nella pancia di un copripiumino, senza ossigeno. Ci innervosiamo. A ogni ulteriore indicazione, rispondiamo secchi, duri, scortesi. Diciamo ‘Vienici tu, qui dentro’. L’altro, mortificato, ma anche un po’ piccato, risponde che sta solo cercando di aiutarci e che all’inizio si era offerto di entrare, ma noi gli abbiamo detto di no.

Tiriamo più a destra, e poi più a sinistra (aveva ragione, tiravamo poco a destra e poco a sinistra), e almeno riusciamo a far entrare il piumino nel copripiumino, solo che è tutto appallottolato. Ci stendiamo con le braccia e le gambe allargate, ci giriamo su noi stessi, facendo perno sul sedere per stenderlo. Ci sembra che, così, il piumino sia a posto.
Usciamo e invece c’è solo una specie di masso morbido e irregolare, un mostro nel letto. ‘Te l’avevo detto che dovevi tirare più a destra’. Ci arrendiamo, ci diciamo che è tardi e che dormiremo dentro il copripiumino, come in una tenda-gioco per bambini. Domani, quando sarà un altro giorno, ci riproveremo oppure chiameremo Petronella, la signora romena che ogni tanto viene a darci una mano”.

P.S. Questa accurata descrizione vale solo per i copripiumini Ikea. Ma non è forse vero che ormai abbiamo tutti case arredate all’Ikea, che conosciamo a memoria i nomi svedesi di arredi e complementi d’arredo, e che persino quando andiamo in vacanza ci ritroviamo a dormire in un Malm? Di questa invasione dell’Ikea e di come – a furia di leggere istruzioni di montaggio – ci siamo convinti che bastino due minuti per costruire tutto, persino le storie d’amore, parla “La casa di cartone”.

N.B. Il copripiumino in foto si chiama Krakis. Ma scommetto che lo sapevate già pure voi.

  • davide |

    delle 2 l’una 🙂
    sono un genio io (improbabile, decisamente) oppure pur essendo mediamente dotato ci stanno tanti altri messi peggio, ma tanto 🙂
    con 2 cani a letto cambio copripiumone matrimoniale (tutto ikea) 1 volta/settimana (no, niente mogli a rompere ma mi piace stare largo). 5 minuti scarsi, inclusi lenzuolo con angoli e federa.
    poi se uno/a non vuole farlo e accampa scuse è altra faccenda 😀

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