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Telefonami tra vent’anni

“Spero che tu sia rimasta accanto al telefono, che se qualcun altro ti chiama lo preghi di riagganciare subito in modo da tener libera la linea: sai che una mia chiamata può raggiungerti da un momento all’altro. Già tre volte ho composto il tuo numero ma il mio richiamo s’è perso negli ingorghi del circuito, non so se ancora qui, nella città da cui ti sto chiamando, o laggiù, nella rete della tua città. Dappertutto le linee sono cariche. Tutta l’Europa sta telefonando a tutta l’Europa. (…)

La facilità di telefonare costituisce una tentazione tale che telefonare diventa sempre più difficile, per non dire impossibile. Tutti telefonano a tutti a tutte le ore, e nessuno riesce a parlare a nessuno. (…)
Vero è che il più gran numero di chiamate si fanno senza aver niente da dire, quindi l’ottenere o no la comunicazione non ha grande importanza, e danneggia tutt’al più quei pochi che avrebbero veramente da dirsi qualcosa. Certo non è questo il mio caso. Se ho tanta fretta di telefonarti dopo poche ore di assenza, non è perché mi sia rimasto qualcosa da dirti d’indispensabile, né è la nostra intimità interrotta al momento della partenza che sono impaziente di ristabilire. Se provassi a sostenere qualcosa di simile, subito m’apparirebbe il tuo sorriso sarcastico, o sentirei la tua voce che con tutta freddezza mi dà del bugiardo. Hai ragione: le ore che precedono le mie partenze sono piene di silenzi e disagio tra noi; finché resto al tuo fianco la distanza è incolmabile. Ma è proprio per questo che non vedo l’ora di chiamarti: perché solo in una telefonata interurbana, o meglio internazionale, possiamo sperare di raggiungere quel modo di stare che viene definito di solito come “stare insieme”. È questo il vero motivo di tutti i miei continui spostamenti sulla carta geografica, dico la giustificazione segreta, quella che do a me stesso, senza la quale i miei obblighi professionali d’ispettore degli affari europei d’una impresa multinazionale mi sembrerebbero una routine senza senso: parto per poterti telefonare ogni giorno, perché io sono sempre stato per te e tu sei sempre stata per me l’altro capo d’un filo, anzi d’un cavo conduttore coassiale in rame, l’altro polo d’una sottile corrente a frequenza modulata che scorre nel sottosuolo dei continenti e sui fondali oceanici”.

(Prima che tu dica pronto – Italo Calvino)