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Siamo più Jovanotti o Paolo Conte? 

E poi a un certo punto – mentre Lorenzo Jovanotti continuava a saltare come un bambino sul tappeto elastico dopo due ore di concerto – a me è venuto in mente Paolo Conte. Funziona di più “Ti porto via con me” o “Vieni via con me”? Nella vita, intendo. È meglio uno che ti rapisce senza nemmeno troppo preavviso o uno che ti invita a partire? Chi vince, alla fine, tra il pazzo che urla nella notte sotto la finestra e l’uomo che ti sussurra all’orecchio proposte allettanti? “Ti porto via con me” è la violenza di una necessità, l’urgenza di non poter aspettare risposte, la sicurezza che tu adesso ancora non lo sai ma è la cosa giusta. “Vieni via con me” è la preghiera di un amore, la domanda che aspetta un sì, l’invito a salire in macchina, ho già il motore acceso ma senza te non vado da nessuna parte. “Ti porto via con me” è il ratto di Proserpina, “Vieni via con me” è Paride che convince Elena di Troia a scappare con lui.

La differenza, forse, sta tutta nel soggetto della frase: dall'”io” egoista di Jovanotti al “tu” altruista di Conte. Ma il punto è: in amore – e nella vita -vincono gli egoisti o gli altruisti? Vogliamo essere rapite nella notte o vogliamo farci convincere a salire in auto? Ameremo di più chi ci porta via perché non può fare a meno di noi o chi ci srotola davanti un tappeto rosso e aspetta, paziente, che noi lo percorriamo?

Poi però si può anche cambiare prospettiva e allora la domanda non è se preferiamo essere rapite da Jovanotti o invitate da Paolo Conte. La domanda è: siamo più Jovanotti o Paolo Conte?