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La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Luca Carboni

L’altro giorno ero a Bologna, e da quando è uscito “Pop-up”, il nuovo disco di Luca Carboni, se vai a Bologna è impossibile non canticchiare nella mente le strofe di “Bologna è una regola”, una delle canzoni più belle dell’album (e, secondo il cantautore, sequel ideale di “Silvia lo sai”). Se per Carboni “Bologna è una regola”, per i non bolognesi – e per un preciso decennio – Bologna è stata più che altro un’idea. Ho ricercato quell’idea in un libro che spiega abbastanza bene cos’era Bologna per chi a Bologna ci viveva e cos’era Bologna per chi a Bologna sognava di andarci a vivere. E dentro ci ho trovato Luca Carboni.

«Carboni era l’idolo delle ragazzine in pena, cioè prima o poi di tutte le ragazzine, ma si capiva che non era un cantante prefabbricato nei laboratori di qualche casa discografica. Era arrivato al successo un passo alla volta, con canzoni intimiste che sembravano raccontare lo stato d’animo dei ragazzi meglio di tanti romanzi. La leggenda raccontava che, nel fatidico 1982, un Carboni ventenne e già reduce dall’esperienza di una band aveva lasciato presso la già citata osteria Da Vito un testo che aveva attirato l’attenzione degli Stadio. Da paroliere per Curreri e soci, Luca era stato promosso cantautore: il suo primo album era uscito nel 1984 con le collaborazioni illustri di Ron e di Lucio Dalla. Il singolo “Ci stiamo sbagliando ragazzi” era stato un successo in grado di vendere 50mila copie, e i risultati, straordinari per un esordiente, erano stati bissati dal secondo album, “Forever”. In città lo conoscevamo tutti, ma nel 1987 Carboni riuscì nell’impresa di portare una storia bolognese di amore ed eroina ai piani alti delle classifiche nazionali. Il singolo “Silvia lo sai” fu indimenticabile per il sottoscritto: nel video recitava il mio amico Andrea e la canzone si presentava come un gioiellino pop semplice, diretto e delicato. Quella “maglia del Bologna” che il protagonista della canzone, da bambino, indossava “sette giorni su sette” si iscrisse nell’immaginario cittadino: nell’anno del “si può dare di più ( senza essere eroi)”, una provvidenziale boccata di autenticità».

(La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco – Enrico Brizzi)