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A Milano le primarie le vincerà un fotografo

Più che sui programmi politici, quella in corso a Milano in questi giorni è una campagna elettorale basata sui programmi per il fotoritocco. Ok, forse sto esagerando: quello che volevo dire è che i candidati alle primarie hanno scoperto Instagram, e che questa sarà forse la prima campagna politica (italiana) decisa da una app. La cosa mi piace, perché secondo me una foto ben fatta dice molto di più di un manifesto con tante parole. Insomma, in una competizione che si gioca all’interno di una stessa fazione politica (il centrosinistra), dove i programmi si assomigliano più o meno tutti, forse il voto non dipende più da quello che i candidati hanno detto ma da quello che i candidati hanno “trasmesso”. Poi però – visto che i candidati sono i soggetti, mica i fotografi – sarebbe proprio bello andare a parlare con quelli che materialmente scattano le foto, scelgono i filtri giusti, suggeriscono all’aspirante sindaco di sorridere un po’ di più e di guardare un po’ meno nell’obiettivo.
Per esempio, chi c’è dietro la foto di Antonio Iannetta che sorride con gli occhi semichiusi davanti a un cappuccino, una spremuta d’arancia e a una copia del Sole 24 Ore? E chi ha suggerito a Beppe Sala di farsi fotografare alla guida della sua Toyota (quindi senza alcun autista) mentre si dirige negli studi di Sky per un’intervista? E chi ha avuto l’idea di mettere Francesca Balzani in abbigliamento casual su una bicicletta, cercando l’inquadratura migliore per far vedere il seggiolino su cui (probabilmente) trasporta uno dei figli? E chi ha ideato la foto in cui Piefrancesco Majorino si ferma a parlare, in mezzo a un mercato rionale, con una suora?
Perché – davanti a una bella foto – nessuno pensa mai al fotografo, ma solo al soggetto dentro l’inquadratura. Però, alla fine di questa campagna per le primarie di Milano, il vero vincitore non sarà il candidato sindaco che avrà ottenuto più voti, ma il suo fotografo.

“Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene” (Ansel Adams)