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A colazione con Brunori Sas

brunori-Stavo andando a Firenze per l’annuale reunion con le coinquiline degli anni universitari. Avevo il cappotto grigio, una frangetta inguardabile e voglia di una colonna sonora da ascoltare in treno. Cercavo qualcosa che mi parlasse di Firenze, e così ho googolato sull’iPad “testo canzone firenze”. I primi risultati erano tutti per Ivan Graziani e la sua “Firenze (canzone triste)”. Ma a me quel brano mi mette troppa malinconia, così ho continuato la ricerca fino a imbattermi in “Lei, lui, Firenze” di un (a me) ignoto Brunori Sas. La prima cosa che mi ha colpito di quella canzone era che parlava di me. Eppure – ne ero certa – io questo Dario Brunori non lo avevo mai conosciuto. Come faceva, lui, a conoscermi? In quale bar mi aveva spiato fino alle 9 di sera? Per tutto il weekend con le mie amiche quella voce un po’ roca dall’accento meridionale mi è rimbombata in testa. Nel viaggio di ritorno ho comprato il disco online, all’arrivo a Milano sapevo già tutti i testi a memoria.
L’estate scorsa – durante il concerto a Villa Arconati – ho scoperto che mi piace ascoltarlo cantare ma forse mi piace di più ascoltarlo parlare: ironico, mai banale, con una capacità di costruzione del racconto degna di un giallista, anche quando parla delle estati passate a Guardia Piemontese (che però è in Calabria).
Se anche a voi piace ascoltarlo vi consiglio di venire sabato mattina al #SubitoOpenDay: Christian Rocca lo intervista a colazione.