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D’amore si muore ma io no (e altre grandi verità)

catalanoTi va di rendermi felice?”
“Neanche per sogno”
“E perché mai, mia cara?”
“E’ pericoloso, mio caro”
“Da che punto di vista? Se è lecito”
“Renderti felice significa avere il potere di renderti infelice”
“Accetto il rischio”
“Sei sicura?”
“Lo sono”
“Ti amo”
“Sono felice”
“Non ti amo più”
“Soffro”
“Vedi?”
“Cristo, avevi ragione”
“Lo so, è una storiaccia”
“Devo riflettere”
“Rifletti pure”
“Ho riflettuto”
“A quale conclusione sei arrivata?”
“Voglio essere felice”
“Minchia, anch’io”
“Allora basta cazzate e accolliamoci ‘sto rischio”
“’Accolliamoci ‘sto rischio’ è uno dei concetti meno romantici che io abbia, non dico sentito, ma pensato di poter mai sentire”.

Sto leggendo – con colpevole ritardo – il “primo romanzo dell’ultimo dei poeti“, ed è una storia tenera e buffa che leggi con gli occhi che corrono tra le righe e ad ogni pagina che giri speri che il protagonista non faccia una cazzata, perché fai tanto il tifo per lui ma c’è qualcosa in lui che ti fa stare sul chivalà. Guido Catalano ha trovato le parole definitive per definire quello che succede a due persone che iniziano una relazione (di qualsiasi genere): “Accolliamoci ‘sto rischio”. Non so voi, ma io l’ho trovata geniale, nel suo irrazionale coraggio e nella sua assoluta mancanza di romanticismo.

In altre parole, “accolliamoci ‘sto rischio” l’aveva detto anche la volpe al piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry.

“Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.