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Da qualche parte c’è una cassetta a cui tengo. Se la trovate restituitemela, grazie

Musicassetta-2Un’estate ci eravamo fissati con un piccolo registratore portatile, chissà perché. Forse potrebbe entrarci qualcosa “l’archivio magnetico del signor Alex D.“, ma non ne sarei così sicura. Non saprei nemmeno dire da dove era spuntato fuori quel registratore né che fine abbia fatto. Ce lo portavamo in giro nell’Invicta, lo tiravamo fuori quando ci sembrava di avere qualcosa da dire che valesse la pena di ricordare, registrare. Credevamo davvero che un giorno avremmo riascoltato quelle cassette? Non lo so. Non so cosa credevamo. Fatto sta che quelle cassette non le abbiamo mai riascoltate, e a essere sinceri le abbiamo anche perse nei nostri rispettivi e numerosi traslochi.
Se qualcuno le trovasse potrebbe ascoltare moltissime risate, un fruscio di fondo dovuto al vento, una serie di improbabili interviste a persone incontrate per strada, alcune dettagliatissime cronache di noiosissimi pomeriggi in provincia.
In una di quelle cassette disperse c’è anche una versione de “Gli anni” cantata a squarciagola in motorino (sempre in due). Dopo sarebbero arrivati Jovanotti, i litigi, i baci, i viaggi, Ligabue, le feste in discoteca, le prime birre, gli Articolo 31, la gelosia. Ma allora, in quella estate, c’erano solo due ragazzini, una tuta dell’adidas indossata a metà (io la felpa, lui i pantaloni), “la radio a mille watt“, il “motorino sempre in due“, “tutti i miei foglietti e le lettere che ti vorrei spedire ma non ho il coraggio e non so perché“, “mia madre che mi dice ‘dai, come fai tutte le volte a non svegliarti mai’“, “quattro amici che citofonano giù” e quel disco (“La donna, il sogno e il grande incubo“) che pareva contenere tutte le parole che non riuscivamo a dire. Ci riusciva, invece, benissimo Max Pezzali che sembrava fotografare le giornate di una intera generazione di ragazzi che si ritrovava in una piazza di una città di provincia schiacciata tra il desiderio di una rotta per casa di dio e la consapevolezza che con un deca non si può andar via.
Mi piacerebbe tantissimo riascoltare quella cassetta, se il tempo non l’ha logorata, come fa con tutto il resto.
Se la trovate siete pregati di restituirmela, ci tengo moltissimo. Mi trovate giovedì 14 luglio al concerto di Max Pezzali a Milano.

P.S. Piè, sai quelle parole che non capivamo, quelle dopo “gli anni di Happy Days…”? Diceva “…e di Ralph Malph”. RALPH-MALPH.