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Pensieri di uno che diventa padre: un ebook che dovreste proprio leggere

simolauraUna sera di un periodo abbastanza brutto della mia vita Simone e Laura mi invitano a cena per guardare insieme un programma tv. Io alle cene non vado mai perché faccio sempre tardi in redazione e non riesco mai ad arrivare in tempo per sedermi a tavola con gli altri. Simone mi dice qualcosa del tipo “Ma noi non ti aspettiamo mica, ti teniamo da parte una porzione di lasagna e la mangi quando arrivi”. Adesso non saprei dire se a convincermi è stata la lasagna o il fatto di sapere che posso arrivare tardi senza sentirmi in colpa al pensiero che qualcuno abbia fame e però mi stia aspettando per iniziare a mangiare. Comunque ci vado: Simone e Laura mi aspettano in pigiama – o forse è solo una tenuta da casa, ma insomma nei miei ricordi di quella sera loro due sono in pigiama, e alla fine le cose non contano per come sono ma per come ce le ricordiamo -, le luci sono già spente, la tv sintonizzata sul nostro programma tv preferito, a tavola un posto perfettamente apparecchiato per me. Non parliamo molto perché in fondo sono lì per guardare un programma tv, ma poche altre volte ho sentito “caldo” come quella sera. Parlo di quel caldo accogliente, che profuma di lasagna, morbido come un pigiama felpato. Quel caldo che è famiglia.
Quando ho saputo che Simone e Laura avrebbero avuto due bambine ho pensato tante cose, ma ho pensato soprattutto: che fortuna che hanno Sofia e Rebecca a nascere in quella famiglia lì.

Su com’è aspettare due gemelle a 39 anni quando è agosto e Milano si svuota e tu hai scelto di non avere un’auto e passi ore alla clinica Mangiagalli e ti chiedi se queste bambine si metteranno a scarabocchiare coi pennarelli sulle pareti di casa Simone ci ha scritto un ebook dal titolo “Una cosa semplice”. Tutte le persone che finora l’hanno letto e l’hanno commentato sui social network dicono che fa un po’ piangere, il che è anche vero. Io però vi dico che fa anche molto ridere.

“Io sono un uomo che ha vissuto molto a contatto con le donne fin da piccolissimo. Ho imparato differenze importanti nel gergo femminile da subito. Uso fluentemente ‘denari’ per riferirmi all’unità di misura della velatura delle calze, conosco la differenza tra forcina e becco d’oca, struccante e rinfrescante, fard e ciprie, fondotinta e terra: ne so, amici, ne so a pacchi. Ho avuto comunque un’adolescenza durissima e mi preferivano sempre quello un po’ maschio e maleducato con cui limonare sulla spiaggia, ma se si entrava anche per sbaglio in argomento glossy/non-glossy, erano tutte mie – l’esperienza pregressa fa statistica e posso affermare che il 99,9% di chi ha letto questo capoverso ed è femmina ha appena sorriso: quel sorriso era la mia finestra di opportunità. La usavo da dio. Poi è arrivata Yoko Ono e vabbè. Non sono uno sprovveduto, questo intendo e vi dico: ci sono troppe creme. Vado avanti e indietro da casa alla Mangiagalli, prendo leggins neri, quella maglietta no, non quella, l’altra, faccio lavatrici a 40 gradi per i colorati, trovi i ferri del tre, la lana quella che avevo preso per la bimba della Franci, i ferma punti, lavo con il doppio risciacquo e il bicarbonato i body della bambine, stiro le mie venti Lacoste, non faccio un plissé: ma ci sono troppe creme. Non c’è modo in cui io possa accettare una crema per l’interno cosce e una per i soli piedi. Quella delle mani, ma sicuro proprio, è uguale a quella del viso, e nel mondo viso, vi giuro su dio, il contorno occhi è decisamente un grande no. Soprattutto se me ne viene chiesta una per volta, soprattutto se sono tutte uguali, soprattutto se una si chiama ‘nuit pour le visage’ e l’altra uguale ma tonda, una con il tappo verde, l’altra con il tappo ottanio. Per dio: l’ottanio è verde. È un verde, d’accordo: ma oh, e fallo blu. Ti fa schifo farlo blu? Fine della digressione. Quindi il mondo dei maschi in Mangiagalli è così, siamo utili come gommapiuma. Riempiamo i vuoti, portiamo roba, laviamo roba, sistemiamo burocrazia. Ogni tanto incrociamo lo sguardo e dentro, da qualche parte, tra la stanchezza, l’eccitazione, l’ansia, lì dentro quello sguardo cogli sempre la stessa verità e ci basta annuire e noi ci capiamo. Lo so amico: ci sono troppe creme”. (Simone C. Tolomelli – Una cosa semplice)