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Gogol’ Maps: un viaggio letterario a San Pietroburgo

Ogni tanto Daniele sorride e dice: “Secondo me quei nomi se l’inventa”, riferendosi a Paolo Nori e ai suoi scritti sulla letteratura russa. Ché, in effetti, se se li inventasse non se ne accorgerebbe nessuno. Invece io oggi – leggendo il suo lungo articolo pubblicato su Il Foglio e avendo qualche minuto a disposizione – sono andata su Google e li ho cercati, e sono tutti veri. Li ho dovuti cercare perché io di letteratura russa so quasi niente, ho letto solo “Le notti bianche” e un paio di racconti di Gogol’ tra cui “La Prospettiva Nevskij”, e solo perché ero andata in vacanza a San Pietroburgo e quella volta lì San Pietroburgo mi era sembrava “poco russa”, dicevo a tutti.

Il problema di quelli che viaggiano è che spesso pensano che il solo fatto di viaggiare basti a capire qualcosa del luogo in cui sono. Io forse di San Pietroburgo non avevo capito niente, e per questo quest’anno ci torno, e me la faccio spiegare per bene da Paolo Nori, che in genere scrive libri ma che stavolta fa la guida turistica.

Partiamo a Pasqua, e dico “partiamo” ma non so chi saremo, perché è un viaggio organizzato (e quando penso ai viaggi organizzati mi viene sempre in mente quella canzone di Lucio Dalla che fa “Se ci fosse davvero un posto così bello è chiaro che ci andrei, partirei adesso, partirei scalzo, partirei in mutande”), un viaggio di gruppo (e quando penso ai viaggi di gruppo io adesso m’immagino Paolo Nori con una bandierina in mano), un viaggio con degli sconosciuti, che è una cosa che un po’ mi inquieta perché a me piace tanto viaggiare da sola, in due al massimo.

Questo viaggio si chiama Gogol’ Maps ed è un tour letterario di Pietroburgo, una lunga visita ai luoghi degli scrittori russi e dei loro personaggi.

In un articolo che avevo scritto per Domenica, l’inserto culturale del Sole24Ore, e che poi non è stato pubblicato, avevo cercato di spiegare quali erano stati i motivi che mi avevano spinta a iscrivermi a un viaggio di gruppo, e tra questi c’era una frase di Giorgio Manganelli che una volta aveva scritto che leggere i russi è “un’esperienza violenta, malsana, indispensabile, unica” e che io – che i russi non li ho letti – avevo pensato che allora quindi c’era un’esperienza che mi mancava. Che poi in realtà di esperienze che mi mancano ce ne sono tante: non ho mai camminato su un ponte tibetano, per esempio, e non ho mai fatto un safari in Africa, e non ho nemmeno viaggiato in auto lungo la Route 66, ma questa di andare in Russia e di leggere i romanzi russi là dove sono stati scritti la potevo fare subito, e quindi perché no.

C’era poi anche quella cosa dei nomi che secondo Daniele sono inventati perché sono tanti e sono strani, e allora avevo pensato che forse se fossimo andati a San Pietroburgo avremmo potuto scoprire se tutti quei nomi Paolo Nori se li era inventati o se invece in effetti erano nomi di scrittori realmente esistiti. E lo so che poi in effetti per scoprirlo bastava fare come ho fatto oggi, e cioè cercarli su Google, ma mi piaceva l’idea di andare lì, fermarmi davanti a una targa affissa sul muro di un palazzo, e di poter dire “hai visto che esisteva davvero?!”.

Qui c’è il programma del viaggio, con tutte le informazioni di servizio per partecipare, comprese quelle sulla foto per il visto, nella quale dovrete tenere “lo sguardo diretto verso l’obiettivo, un’espressione naturale, e la bocca chiusa”.