Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
copertina-racconti-da-un-mondo-offeso

Qualcosa da leggere in vista del Giorno della Memoria

Una sera di metà dicembre ho ricevuto una mail. L’oggetto diceva solo “Racconti da un mondo offeso”: un titolo abbastanza accattivante da farmi cliccare sull’anteprima, anche perché a Milano c’è una libreria che mi piace tanto, che si chiama proprio “Libreria del mondo offeso”. Chissà se il mittente di questa mail lo sa, mi ero chiesta subito, e questa curiosità mi aveva spinto ad aprire anche l’allegato. Era la copertina di un libro edito dalla casa editrice milanese Bookabook, una start up editoriale che autofinanzia i libri attraverso un crowdfunding, in pratica una campagna di prevedendita. L’autore – che “vive tra Milano e Pavia” (come si legge nella sua biografia) e che quindi forse conosce quella libreria di cui parlavo prima – mi chiedeva senza troppi giri di parole se avessi voglia di leggere i suoi racconti, e io gli avevo risposto di sì per la semplice coincidenza di avere entrambi  a cuore quella citazione di Elio Vittorini (“Molto, molto offeso, molto offeso è il mondo, più che noi stessi non sappiamo”).

Per più di un mese di quel libro non ho saputo più niente. Si sarà perso nel delirio delle consegne natalizie, mi ero detta alzando le spalle e archiviando il caso.

Poi oggi sono arrivata in redazione e sulla montagna di fogli, involucri di Kinder Bueno, appunti, giornali, bustine di magnesio, taccuini, post it, cartelle stampa e pacchetti di patatine ho trovato una busta gialla imbottita. E dentro la busta c’era una copia di Racconti da un mondo offeso, un piccolo libro dalla copertina bianca scritto da Romano Augusto Fiocchi, l’uomo che più di un mese fa mi aveva contattata via mail.

E se adesso ne sto scrivendo, è per tre motivi:

1) il primo racconto parla di un libro, o meglio: è proprio il libro che parla, è lui il protagonista e narratore di questa storia. E’ un libro che ha una vita, dei sentimenti, persino l’olfatto che gli permette di sentire l’odore delle mani dal profumo di mela verde della sua proprietaria. E anche questo libro – quello che adesso ho qui accanto e che parla di quell’altro libro, quello della tizia con le mani dal profumo di mela verde – ha in qualche modo una vita, ha fatto un viaggio lungo per arrivare da me e chissà come ha passato queste settimane, chissà in quale deposito delle poste ha trascorso il Natale e quante volte ha temuto di non riuscire più a uscire da quella busta gialla imbottita in cui lo avevano chiuso.

2) il libro in questione – non questo con la copertina bianca che tengo in mano, ma quello protagonista del racconto – è un libro proibito (scritto da Thomas Mann), e io proprio ieri sera mi sono imbattuta in un altro libro proibito: “Cuore di Cane”, di Michail Bulgakov, da cui è tratto lo spettacolo teatrale in scena al Piccolo di Milano, e anche questa ennesima coincidenza mi ha sorpreso.

3) il libro in questione – sempre quello protagonista del racconto – è un libro che riesce fortunosamente a scampare al rogo del 10 maggio 1933 in cui a Berlino, nella Opernplatz, vennero bruciati più di 20mila volumi. “Qualcuno – si legge a pagina 20 – quel giorno si ricordò della frase che Heinrich Heine scrisse già nel 1817, quando furono dati alle fiamme il Codice napoleonico e altre opere  non tedesche: ‘Là dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini’“. Oggi è il 25 gennaio e mi piace pensare che questo libro – quello con la copertina bianca arrivato oggi dentro una busta gialla imbottita dopo aver passato le vacanze di natale in un deposito di chissà quale ufficio postale – sia arrivato da me giusto in tempo per il giorno della memoria, il 27 gennaio.