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Achille Lauro, incompreso come Luigi Tenco

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Quando Achille Lauro inforca gli occhiali neri e dice “la famiglia di queste persona (Luigi Tenco, ndr) non dovrebbe scagliarsi contro un ragazzo che scrive canzoni, dovrebbe magari ascoltarle, provare a capire, informarsi”. Quando Achille Lauro, con le unghie coperte da smalto scuro, dice “può sembrare strano ma io sono un cantautore”. Quando Achille Lauro dice “io ho qualcosa in comune con Tenco: essere incompreso”. Allora, mentre in sala risuonano gli applausi, nella mia testa parte la voce di Luigi Tenco che canta Vorrei provare ad essere un’altra persona per vedere me stesso come mi vedono gli altri. Vorrei sapere qual è  l’impressione che prova chi non sa per nulla quello che faccio e che sono”.

A Luigi Tenco sarebbe piaciuto questo ragazzo nascosto dietro a troppi tatuaggi, occhiali troppo grandi, trucco troppo marcato. A Luigi Tenco sarebbe piaciuto provare a capire chi c’è dentro quei vestiti troppo eccentrici. Chi è davvero Achille Lauro, anzi chi è Lauro De Marinis. Qual è l’impressione che prova chi non sa per nulla quello che fa e che è?

Forse, la risposta a questa domanda è nelle polemiche dei giorni scorsi, nell’idea che esista un metro per misurare la “cantautorevolezza” degli artisti invitati al Premio. A Luigi Tenco quel metro non sarebbe piaciuto.